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mercoledì 14 giugno 2017

Quando Platone bussa, l'amore cambia - laura isaia

Se c’è una cosa che so fare è scartare. Scartare i regali e lasciare la carta in giro per casa per giorni credendo forse al potere autodistruttivo delle cose che non servono più. Scartare i sassolini che si infilano nei pacchetti di lenticchie, scartare le ciliegie marce e separarle da quelle buone e succose, scartare le sigarette anche se non fumo, scartare gli scatti fotografici inutili dopo lunghe escursioni urbane e salvarne uno su 300 e avere pure da ridire sulla qualità dell’unico scatto salvato. 
C’è poco da aggiungere: scartare dà soddisfazione. Ho scartato ipotesi, progetti, case, persino proposte di lavoro e ad ogni no, sentivo di regalarmi qualcosa. Con gli uomini non è andata proprio allo stesso modo e così certe volte ne ho morso uno credendolo ciliegia succosa e mi sono ritrovata un verme in bocca, (ovviamente scrivo in prima persona ma non sto parlando di me. Mi ci vedete voi a trattare un uomo come una ciliegia?). Ho scartato camicie con dentro carni che la simmenthal a confronto fa la sua porca figura, ho confuso draghi per topi, ho attraversato viali convinta di avere accanto l’uomo scelto da madre natura per me, per riscoprire al terzo km che a far bene, ne avrei fatto il mio migliore amico. 
Ho scritto lettere d’amore e ho ricevuto lettere d’amore. Ho scritto messaggi assimilabili al flusso di coscienza di Joice e con qualcuno ho letto pagine intere che non dimenticherò mai. 
La Ludmilla che è in me non mi farà mai smettere di amare chi ha letto insieme a me. ACHTUNG! LETTORI A LETTO. NON DISTURBARE. Ma se a bussare è Platone conviene aprire. L’incarto si autodistrugge, l’incanto diviene libertà, l’eros si trascina su un cavallo nero in eterno galoppo e in assoluta armonia un bianco cavallo conduce la tua anima verso un altrove che è in ogni dove. 
E la tua vita diventa una lunga conversazione con un calice di vino in mano, una pagina da scrivere e una da leggere e a fare l’amore sulla biga alata ci si dimentica di qualsiasi linea gialla.


1 commento:

  1. La linea gialla è dunque la vigilia dell'arrivo, uno stato di tensione, la fatica del giungere, l'ora dello sforzo massimo,che richiede sopratutto coraggio.
    Se non che, quando, dopo un lungo e doloroso cammino, ci sembra che stiamo per raggiungere il limite, questo si sposta progressivamente in avanti. All'ora la linea gialla è simile all'utopia, che ha lo scopo di indurci ad avanzare, o è come la poesia che è abitante del limite e tensione verso qualcosa.

    E' vero che leggere qualcosa a qualcuno è un piacere massimo!

    E per dar un tajo alla vena poetica da autentico nichilista concluderò dicendo:-
    W LA FIGA ALATA!

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